sabato 23 luglio 2011

Tassati o scomunicati?


Immigrata in Germania ho provveduto a registratami prontamente all’ufficio anagrafico dove mi è stato chiesto se professassi una religione. Molto spontaneamente ho risposto di essere cattolica. L’impiegata ha così scritto RK su di un cartoncino giallo sotto la voce Kirchensteuerabzug/tassa per la chiesa. Quando ho iniziato a lavorare ho dovuto consegnare questa scheda gialla al mio datore di lavoro che l’ha utilizzata per le imposte sul mio salario. Avendo un lavoro part-time ho pagato solo determinate tasse e tra queste non è mai figurata quella per la chiesa. Quando ho iniziato a cercare un’occupazione a tempo pieno mi sono meglio informata sull’entità e le caratteristiche di questa imposta. Il tributo va infatti obbligatoriamente versato se si ha un rapporto di lavoro a tempo pieno ed è piuttosto salato: circa il 9% di ciò che corrisponde all’ IRPEF in Italia. Seppur suoni un po’ come l’8 per Mille, tale contributo è però in Germania strettamente legato alla comunità religiosa di appartenenza. Ciò vuol dire che avendo ricevuto i sacramenti presso la comunità cattolica, i miei soldi andranno a tale comunità anche in terra teutonica. Altra differenza saliente rispetto all’Italia è che ciascuno ha qui la libertà di non versare questa imposta. A tal scopo basta ritirarsi dalla Chiesa, nel mio caso, essere cioè scomunicata dal Vaticano.


Seppur non più praticante da molti anni per rifiuto di partecipare all’operato della Chiesa, non mi sono mai chiesta se volessi sbattezzarmi. Le ragioni risiedono probabilmente nell’ambiente in cui sono cresciuta, dove quasi tutti sono cattolici, dove la domenica non è tale senza il suono delle campane e dove quando qualcuno ti chiede di fargli da testimone di matrimonio quasi sicuramente dovrai seguire un corso di preparazione presso la parrocchia di appartenenza, perché è lì che la cerimonia più importante avverrà, mentre quella al Comune appare solo un rituale burocratico.
Mi sono dunque chiesta: abbandonare la mia religione influenzerebbe i miei rapporti sociali in Italia dove conservo legami inscindibili con molte persone che sono cattoliche? La risposta è si, ed anche in maniera negativa.
A questo punto mi chiedo perché debba trovarmi nell’imbarazzante situazione di scegliere se essere tassata o scomunicata, dove scomunicata vorrebbe dire essere anche esclusa dalle realtà quotidiane della mia società d’origine.

2 commenti:

  1. (Ti confesso che non ho capito una cosa, ma è un 9% che viene preso da quello che comunque dovresti pagare (come l'8per1000) o è un aggiunta?)

    Comunque, un dilemma non da poco! e capisco tutta la tua perplessità. Nemmeno io ,e conosci la mia avversione nei confronti del clero, ho mai deciso di chiedere di essere "sbattezzato", più per quieto vivere che altro (la procedura comunque è rapida e indolore). E' davvero strano come "essere cattolici" in Italia sia considerato così normale da essere obbligatorio e non ci si sofferma mai a pensare alle reali implicazioni di quest'imposizione. Sopratutto considerando quanto davvero pochi in proporzione siano cattolici nei fatti e non solo a parole.
    Anzi, a pensarci un attimo, sembra che qua in Italia essere cattolici significhi solo essere contrari a tecniche contraccettive, aborto, eutanasia e matrimoni al di fuori della chiese o tra omosessuali. Senza dimenticare il costante vilipendio della donna. (già, ora che ci ripenso, perché non mi sbattezzo? per motivi estremamente simili ai tuoi. ecco perché)

    Comunque, tornando al succo del tuo post, c'è un unica domanda che mi farei prima di prendere una decisione in questo senso (che ,tutto sommato puoi rimandare per un po').
    La chiesa tedesca come usa questi soldi? In Italia come e dove vadano effettivamente i proventi del 8per1000 è sempre stata una questione nuvolosa. Informati su come vengono destinati questi fondi, guarda alla parrocchia a te vicina li a Wiesbaden, vedi se offrono dei servizi, se gestiscono magari una mensa per i poveri o un ricovero per i senza tetto, quali sono le iniziative che portano avanti per (ma non limitate a ) i propri fedeli. Ti dico questo perché così magari potresti vedere questa tassa come un contributo effettivo a una comunità che sa dare (e non solo prendere e pretendere come da troppo tempo sembra qua in Italia).
    Un saluto spaesato a tutti!

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  2. Grazie per la tua risposta Ronconauta.
    Ti posso dire che qui come in Italia ci sono stime sull'utilizzo di quest'entrata in direzione delle tasche dei preti e dei loro superiori. Si parla dello stipendio di un prete tedesco che ammonta a 4000 euro al mese, che non mi sembra sia proprio da "buon samaritano". La Caritas è particolarmente attiva, ma è solo una piccola fetta delle tasse che pare venga utilizzata anche da essa a scopi sociali. Anche perchè di attività sociale se ne occupa abbastanza efficienetemente già lo Stato.
    Da quel che ho potuto comprendere la tassa è in aggiunta a quelle generali per il reddito. Oltretutto le religioni diverse dalla protestante, dalla cattolica e dall'ebraica non presentano alcun accordo con lo Stato e quindi ai loro fedeli non viene mai chiesto se siano interessati a contribuire al sostegno dei loro sacerdoti e dei loro edifici di culto.
    Nel frattempo ho ricevuto la confortante conferma che una delle mie migliori amiche praticante cattolica non mi disconoscerebbe in caso di sbattezzo. Mi farò guidare dalla lunghezza della pausa che i miei genitori, molto probabilmente, faranno seguire alla mia descrizione della problematica.
    Ricambio il saluto ora più spaesato che mai.

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